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Le conseguenze della sentenza Google Spain sull’evoluzione del diritto all’oblio. Le richieste del Gruppo di lavoro Articolo 29 a Google e le risposte del noto motore di ricerca.

Nel 2014 il Gruppo di lavoro Articolo 29, organismo consultivo formato da un rappresentante delle autorità di protezione dei dati personali designate da ciascuno Stato membro dell’UE, oggi sostituito dal Comitato europeo per la protezione dei dati, a margine di un incontro che vedeva presenti lo stesso Google ed altri motori di ricerca statunitensi, chiedeva a quest’ultimo di rispondere ad un questionario e di chiarire quali passi intendesse intraprendere per adeguarsi alle richieste della Corte di Giustizia Europea relativamente al diritto all’oblio.

L’organismo europeo poneva a Google le seguenti domande:
1. Quali informazioni vengono richieste ad un individuo prima di considerare una richiesta di deindicizzazione?

2. Le richieste degli utenti vengono filtrate in base alla nazionalità, al Paese di provenienza?

Google a questo proposito risponde che la decisione della Corte di Giustizia, non ha una portata o applicabilità mondiale, bensì limitata al territorio europeo. Vedremo in un diverso articolo come in realtà con il nuovo regolamento Europeo 679/2016 le cose siano leggermente diverse ed il diritto all’oblio stia diventando sempre più un diritto “globale”.

3. La deindicizzazione riguarda i risultati di ricerche effettuate:

– soltanto su domini dell’Unione Europea?

– su tutti i domini e le pagine accessibili dall’Unione Europea o da residenti nell’unione Europea?

– su tutti di domini su scala mondiale?

Google rimuove e deindicizza i link a livello europeo, quindi la rimozione si estende ai risultati della query su tutti i ccTLD (country code top level domains).

4. Quali sono i criteri utilizzati da Google per bilanciare il suo interesse economico e/o l’interesse del pubblico   alla conoscibilità dell’informazione con il diritto dell’utente alla deindicizzazione?

Nella sua risposta, Google assume una posizione prudente, quasi defilata, sostenendo che il suo interesse economico (insito nell’operatività del motore di ricerca) non ha alcuna rilevanza nell’ambito del diritto all’oblio ovvero nel bilanciamento dei vari interessi in gioco. Ciò che conta, sostiene Google, è il diritto del pubblico ad essere informato e l’interesse alla conoscibilità di un certo fatto o notizia, diritto che trova un limite e che deve essere bilanciato con il diritto alla privacy. Quindi, conclude Google, nella nostra valutazione terremo in considerazione se una notizia relativa al soggetto richiedente è ormai datata o irrilevante. Tale valutazione si basa su alcuni criteri:

  • il richiedente è un personaggio pubblico?
  • chi pubblica la notizia è un giornale oppure un sito riconducibile ad un’autorità statale (Governo ecc..).
  • la natura dell’informazione pubblicata: si tratta di un discorso politico, è stato pubblicato dallo stesso soggetto che adesso ne richiede la deindicizzazione, è un articolo che fa riferimento ad indagini o condanne penali o alla professione lavorativa?

Vediamo alcuni esempi forniti da Google

  • Per alcuni Paesi europei è lecito che le sentenze vengano pubblicate con i nomi in chiaro delle parti in causa, mentre altri Paesi rendono le sentenze anonime.
  • L’avvento di Internet, ha diminuito le barriere all’ingresso per diventare giornalisti sul web, rendendo più difficoltoso definire come affidabile una fonte online rispetto ai media tradizionali (giornali e tv).
  • È difficile marcare la differenza tra un discorso politico rilevante e una semplice attività politica, ad esempio nel caso in cui una persona chieda di rimuovere fotografie in cui è ritratto durante un presidio ad una manifestazione politica a supporto di una causa impopolare.

Se vuoi rimuovere uno o più link online contattaci

Di seguito il link all’intervista completa: Clicca qui